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In questo momento serio e delicato in cui molti di noi passano giorni di grande fatica e incertezza, vogliamo provare a portare un po’ di leggerezza. 

Una leggerezza che non sia frivola, che senza banalizzare ci aiuti a portare un po’ di normalità e attivare le giuste energie per superare questa situazione di blocco.

Vogliamo farlo parlando di cibo, perché è quello che facciamo normalmente, tutti i giorni.

Questo periodo anomalo in cui tutti ci troviamo fermi o rallentati, rispetto alla frenesia quotidiana in cui eravamo immersi, può essere l’occasione di riscoprire e praticare attività dimenticate.

Lentezza, semplicità, genuinità.

Riscoprire il valore di quei gesti piccoli o semplici, che nella quotidianità diamo per scontati, a cui non prestiamo troppa attenzione.

Il tempo in famiglia, la cura del cibo, le relazioni.

Ora che passiamo più tempo a casa, cucinare è ritornata una delle attività principali, non solo come routine ma soprattuto come momento di divertimento, condivisione, occasione per stimolare la creatività e viaggiare nel gusto.

La lentezza un po’ ci costringe a prestare più attenzione, ma soprattutto l’occasione di approfondire e ampliare aspetti importanti che capita di trascurare o di dare per scontate.

Il nostro modo di stare in cucina cambia necessariamente, da pasti veloci da cucinare con i minuti contati da consumare al volo, abbiamo la possibilità di provare ricette lente, dedicarci a preparazioni lunghe e metterci alla prova con laboriosi preparativi e gustare con calma il frutto del nostro lavoro. 

Alla base di una buona cucina ci sono i buoni ingredienti, soprattutto ora.

Naturali, antichi, autentici.

Forse ci tornerà voglia di comprare quel cespo di lattuga un po’ sporco di terra che avevamo lasciato per la più comoda busta pronta. Potremmo tornare a essere bambini, insieme ai nostri figli o nipoti, facendo diventare l’atto di cucinare, un momento di scoperta e di gioco. Ricordo l’impegno che mettevo nelle gare con mia sorella a chi sgranava più piselli dal baccello in primavera, i fagioli a fine estate, il granturco da dare alle galline in autunno.

E quando le galline si mettevano di buona lena, mia nonna diventava un’implacabile produttrice di ottima pasta fresca.

Per un pelo, riuscivo a vedere il piano di lavoro della cucina. Ci arrivano a malapena con il mio sguardo curioso, attento a scoprire ogni movimento delle sue mani. Versava una montagnola di farina, e io mi sentivo un vulcano di emozione. Un colpo secco, faceva scivolare mollemente l’uovo nel suo soffice nido creato nella farina. La mano iniziava a roteare e avveniva la magia: l’uovo e la farina sparivano, si amalgamavano, si abbracciavano così forte da scomparire l’uno nell’altro per diventare un unico impasto. 

Cucinare insieme ai bambini

Coinvolgere i piccoli nella preparazione del cibo non è solo un bel passatempo, è anche un modo divertente per tramandare esperienze, imparare gesti, creare ricordi.

Il giovedì-gnocchi a casa nostra era un’istituzione. Non c’era pranzo del giovedì senza gnocchi. E non c’erano gnocchi senza il mio intervento. Mi piaceva da matti rubare le patate schiacciate, avevano una forma buffissima tipo di vermicelli arricciati, e il profumo che sprigionavano mi metteva una gran fame!

Ora che tutto ci sembra diverso e difficile forse fare un passo indietro e riscoprire il piacere di cucinare potrebbe essere un’ottima occasione per far diventare la buona alimentazione una sana abitudine anche per il futuro.  

Restare a casa è la ricetta per creare un piatto nazionale in cui ciascuno di noi è un ingrediente fondamentale, che in un abbraccio virtuale, uno a fianco agli altri, ci uniamo per formare un impasto della giusta consistenza, omogeneo e compatto. 

In questo momento siamo al vostro fianco, con la stessa autentica passione per la bontà, con cui lavoriamo. 

Oltre a fornirti i buoni ingredienti, abbiamo pensato di condividere la pagina riservata agli iscritti alla nostra newsletter, che raccoglie i ricettari che abbiamo creato con Miriam. 

Li trovi qui: Il cassetto dei Ricettari

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